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Studi e recensioni

Sarebbe pretenzioso cercare di suggerire tutti i libri migliori sul tema dell'Oplologia. In realtà in questo spazio ci limitiamo a parlare delle opere che i nostri Soci hanno avuto modo di leggere e ci hanno segnalato e che ci sono sembrate interessanti per chi desidera approfondire argomenti di carattere oplologico.

Le armi da fuoco a ruota al museo Stibbert

Wheellock fìrearms at the Stibbert Museum

Riccardo Franci
Livorno, 2016
pagine.143

Questo volume, con il suo ottimo apparato iconografico a colori, permette finalmente di apprezzare pienamente le armi a ruota conservate nella celebre collezione fiorentina. L'autore è un noto e apprezzato specialista di armi orientali, in particolare giapponesi, attualmente curatore dell'armeria del museo. Nella villa di Montughi, almeno per quanto riguarda l'armeria europea, il tempo sembra essersi fermato: correttamente, riteniamo noi, è stato essenzialmente conservato l'allestimento realizzato da Federico Stibbert. Detta sistemazione, indubbiamente appropriata per una collezione privata ottocentesca nell'ambito della quale i vari pezzi potevano essere liberamente esaminati, rappresenta ora un grosso ostacolo per chi volesse apprezzare visivamente buona parte delle armi da fuoco ivi conservate. Nel volume in oggetto le splendide fotografie a colori consentono di notare la raffinatezza delle decorazioni e della lavorazione dei pezzi esaminati, caratteristiche stentatamente percepibili al normale visitatore: pubblicazione bilingue (italiano e inglese), che viene caldamente raccomandata a tutti gli appassionati della materia, si distingue per qualità fra quanto prodotto nel settore in Italia nel corso degli ultimi anni. Dopo una breve introduzione sulle armi da fuoco e sulle piastre a ruota troviamo 51 schede di cui 22 riguardanti armi complete mentre le restanti illustrano piastre e chiavi di caricamento. Nell'introduzione ovviamente viene trattata anche l'origine del sistema di accensione delineando, peraltro senza prendere posizione, la tesi germanica e quella italica (Leonardo da Vinci). Si tratta questa di una leggerezza attribuibile a una non esauriente conoscenza della materia in quanto, ormai dal lontano 1975[1], è stato chiarito che il celebre foglio del Codex Atlanticus in cui viene raffigurato un acciarino a ruota risale al 1514-1515[2] a un'epoca cioè in cui |'esistenza del sistema era già comprovata documentariamente e anche concretamente. A questo proposito ricordiamo che le tre balestre miste e le due "scure d'arme" miste conservate nell'armeria del Consiglio dei Dieci a Venezia vennero costruite a Braunschweig nel 1507[3] e servirono ad armare gli uomini che il Duca Erich mise a disposizione dell'imperatore Massimiliano. Nel corso della battaglia di Rusecco (1508) le truppe imperiali vennero sconfitte dai veneziani comandati da Bartolomeo d'Alviano e questi pezzi, bottino di guerra, finirono sulla Laguna. Tutta la documentazione d'archivio finora studiata dimostra come la produzione italica, peraltro sporadica e clandestina date le severe leggi che la proibivano, iniziò solo molti decenni più tardi. Riesumare la tesi italica significa trascurare quanto pubblicato in materia nel corso degli ultimi quaranta anni. Le schede che illustrano i vari pezzi appaiono a prima vista complete e diligentemente compilate ma non possiamo esimerci dal formulare alcuni appunti. A parte l'impiego scorretto del termine "cartella" per indicare il complesso del meccanismo a ruota quando il vocabolo corretto impiegato da di Carpegna[4] e Boccia è quello di "piastra", notiamo il mancato utilizzo dello Støkel per indicare (e individuare) i marchi presenti. Nella scheda 3 la marca SR è la Støkel 4528 di un artefice di Suhl attivo nel 1644 mentre nella scheda 9 la marca CK viene attribuita dall'autore a tale Cristoph Keiner: potrebbe essere la Støkel 560 ma anche la 577 utilizzata da un membro della famiglia Klett di Suhl. Per le armi complete viene indicata la lunghezza totale e il peso mentre mancano la lunghezza della canna e il calibro, dati generalmente presenti nelle schede dei migliori cataloghi. ln definitiva questo volume, a prescindere dalle imperfezioni che abbiamo segnalato, ha il notevole merito di far conoscere un gruppo di splendide armi a ruota che, per la loro particolare collocazione, sarebbero rimaste poco conosciute anche agli specialisti. Non possiamo quindi che consigliarlo vivamente a tutti coloro che si interessano della materia ma anche a coloro che amano seriamente le migliori testimonianze dell'arte antica.

Marco Morin
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[1] Pedretti, C. ”Eccetera: perché la minestra si fredda" Firenze 1975.
[2] Leonardo da Vinci, Il Codice Atlantico nella trascrizione critica di Augusto Marinoni Firenze 2006, Vol. lll, foglio 158r
[3] Glage, W. Das Kunsthandwerk der Büchsenmacher im Land Braunschweig Braunschweig 1983.
[4] di Carpegna, N. Le armi Odescalchi Roma 1969. A pag. 74 possiamo leggere: "Piastra con cartella brunita..."

The model 1891 Carcano Rifle

A Detailed Developmental & Production History

Chegia G., Simonelli A.,
Atglen (PA) 2016
pagine 320  Euro 56,37
disponibile da Amazon.it

Questo volume merita speciale attenzione da parte di tutti coloro che raccolgono o che comunque si interessano alle armi lunghe modello '91. Una iconografia ricchissima e di ottimo livello sarà di notevole aiuto per il riconoscimento non solo dei vari esemplari ma anche per l'individuazione dei produttori delle diverse parti; utìlissime appendici permettono, tra l'altro, di risalire dal numero di matricola a l'anno di produzione, di riconoscere le munizioni e i produttori delle stesse, di conoscere i vari congegni di verifica e di manutenzione.
Come segnalato dagli Autori il contenuto proviene dal loro sito www.il91.it, sito di altissima qualità che chi scrive in precedenza non conosceva.
Siamo certi che questa opera, accortamente pubblicata in lingua inglese, avrà un meritato riconoscimento a livello internazionale e si collocherà fra i più interessanti libri scritti su questa controversa arma, ibrido fra il Mauser (otturazione) e il Mannlicher (alimentazione).
Sarebbe stato forse auspicabile un ampliamento della parte storica, essenzialmente riepilogata dal mio libro Dal Carcano al Fal - e a mia volta ripresa dal volume di Antonio Cascino Il tiro, gli esplosivi e le armi della fanteria (Bologna 1901) - ma per far questo sarebbero necessarie non semplici ricerche di archivio. A mero titolo di esempio riporto due immagini di documenti presenti nel fondo Direzione di artiglieria ed armamenti del terzo dipartimento marittimo di Venezia. Si trovano nell'unica busta che ho avuto la possibilità di esaminare delle 1045 che compongono la raccolta: ricordiamo che nell'Arsenale della città lagunare si studiavano e si producevano, oltre alle mitragliere manuali impiegate dalla Regia Marina, i cannoni revolver Hotchkiss e le armi portatili. Questi documenti riportano alcune varianti decretate nel corso degli anni, varianti forse non di grande rilievo ma comunque interessanti da un punto di vista tecnico e storico in quanto dimostrano una costante evoluzione finalizzata al miglioramento dell'arma. E' indubbio che ricerche in questo e altri archivi nazionali potrebbero fornire il materiale per una esauriente ricostruzione della storia di questo dibattuto fucile, croce e delizia del soldato italiano per oltre mezzo secolo.
In definitiva questa opera, insieme a quella di Wolgang Riepe (IL NOVANTUNO Mannlicher-Carcano, Das italienische Waffensystem Model 1891 VS-Books 2007) rappresenta il meglio di quanto sia stato ultimamente pubblicato sull'argomento.

Marco Morin

I proiettili.

Tecnologia e balistica

Cristian Bettin

Disponibile su richiesta presso l'Autore
cristian@cris-technologies.com

Con piacere segnaliamo il lavoro di Bettin, giovane ingegnere e perito balistico fornito di una già vasta esperienza di lavoro presso primarie aziende produttrici di munizioni e da sempre appassionato di armi e di balistica. Come rilevato anche da altri (vedi il sito www.earmi.it del giudice Mori), l'autore, grazie alla sua cultura bilingue, ha avuto la possibilità di approfondire i temi oggetto della sua ricerca nella vasta letteratura sulla materia in lingua tedesca, patrimonio poco accessibile -per problemi di reperibilità e, appunto, di lingua- in Italia. Elemento questo tanto più importante quando si consideri, come sottolinea lo stesso Bettin nella prefazione, che, a dispetto della credenza comune, proprio in ambito elvetico-germanico (piuttosto che in quello anglosassone) possiamo trovare gli studi più approfonditi e completi sulla balistica, grazie anche all'appoggio fornito dalle istituzioni pubbliche a questo tipo di ricerche. Basta scorrere il ricco sommario dell'opera per intuirne l'ampio respiro. Gli argomenti trattati spaziano infatti da un corposo (oltre 30 pagine) e utile riepilogo delle nozioni di fisica che sono alla base della balistica, a un altrettanto vasto capitolo dedicato all'analisi e alle definizioni di polvere, armi e munizioni, fino al cuore dell'argomento, cioè la balistica vera e propria, di cui vengono analizzati i vari aspetti (balistica interna, intermedia, esterna, terminale, i rimbalzi); né manca una storia dei proiettili (a partire dalle pietre) e una descrizione delle varie tipologie che si sono sviluppate fino ai nostri giorni. Il trattato prosegue con un capitolo Tecnologia e strumenti di lavoro e si chiude con un'appendice dedicata a "pesi e misure" e ai dati balistici di armi corte, armi lunghe, armi lunghe a canna liscia.
ll tutto è corredato da una trentina di tabelle, tra le quali potrebbe particolarmente incuriosire gli appassionati di armi storiche quella intestata "Precisione di tiro nelle armi ad avancarica, a canna liscia, con palla sferica". Siamo dunque di fronte a un'opera completa, di cui piace anche la cura dedicata agli aspetti storico-evolutivi, che certamente stanno a cuore a molti dei cultori di oplologia che leggono queste righe.

B. Lavarone

I Patrioti Svizzeri per Garibaldi

Storia e peripezie delle armi donate alla causa italiana.

Renzo Sgarella
Pagine 130

Reperibile presso I'Autore
renzo.sgarella@libero.it

Ancora una volta Renzo Sgarella sembra aver centrato il bersaglio, stuzzicando l'attenzìone degli appassionati di armi legate alla storia risorgimentale italiana: a breve distanza dalla pubblicazione del suo studio sulla carabina federale svizzera, ecco ora apparire questo volume dedicato a un lotto di revolver donati dai "Patrìoti Svizzeri" agli ufficiali garibaldini. Come si può intuire, l'argomento (ideale continuazione de Le Colt di Garibaldi del compianto Enrico Arrigoni, dei cui archivi si è pure servito I'Autore) copre in realtà un'area di interesse piuttosto vasta, che spazia dallo studio documentale di episodi attestanti la diffusione a livello internazionale della popolarità del mitico condottiero, all'esame della produzione europea di alcuni modelli di armi per lo piu ispirati -con gustose e talvolta ingegnose variazioni sul tema- alla tipologia creata da Samuel Colt, all'identificazione di specifici esemplari di questi oggetti riferibili allo stesso Garibaldi o a personaggi, più o meno noti, del suo entourage. Proprio su quest'ultimo aspetto vorrei soffermermi, per rilevare come queste pagine, al di là della loro indiscussa valenza di documentazione storica, tocchino particolarmente l'animo dei collezionisti, che proveranno una certa emozione nel riconoscere oggetti del tutto analoghi a quelli che si possono ancora incontrare, talvolta a prezzi relativamente contenuti, nelle aste o in qualche vecchia armeria. Tra i casi più eclatanti, I'identificazione, ben illustrata nel testo, della carabina donata da un circolo patriottico bernese al Generale e consegnata nel luglio 1860 (in piena spedizione dei Mille!) in un pezzo alienato all'asta di Czerny's (Casa d'Aste di Sarzana credo familiare a molti dei lettori) nel 2011. Dopo aver descritto questo episodio, inquadrandolo nel vasto movimento di opinione che si era creato negli ambienti liberali anche al di là delle Alpi a favore dell'impresa garìbaldina, il saggio passa a narrare le vicende dell'importazione in Italia e della consegna dei 75 revolver donati dai sunnominati Patrìoti Svizzeri e destinati ad altrettanti ufficiali dell'esercito in camicia rossa. L'Autore, prima di presentare la parte più pregnante di tutto il suo lavoro, cioè la schedatura descrittiva della dozzina di esemplari del lotto donato ancora reperibili nelle collezioni, associata a un breve profilo biografico dei personaggi a cui vennero assegnati, si sofferma - come anticipato a|l'inizio - a trattare l'attività e le innovazioni tecniche apportate dai fornitori identificabili dalle punzonature presenti sulle armi in questione: in questa sezione potremo dunque trovare interessanti notizie di carattere più specificamente oplologico, certamente non tutte inedite, ma qui raccolte organicamente a costituire un valido ed esausitivo promemoria per studiosi e collezionisti. Il volume si conclude con un'ampia sezione di apparati: documenti (alcuni riportati in stampa, altri riprodotti fotograficamente), foto di armi (con particolari di dettagli costruttivi), nonché schemi grafici per illustrarne alcuni meccanismi. ll prezzo del libro può apparire un po' alto in rapporto alla modesta veste editoriale (a parte la splendida copertina cartonata) e al numero di pagine, ma certamente adeguato al livello dei contenuti, in considerazione anche della tiratura limitata dell'opera.

B. Lavarone

Repertorio storico degli Archibugiari italiani

dal XIV al XX secolo

Bruno Barbiroli
Edizioni CLUEB, novembre 2012
pagine 816

 

Un titolone impegnativo. Ora che l'ho davanti sembra più semplice farlo che dirlo. Ma sulla copertina, un po' più in basso, prosegue specificando "Maestri da canne, da serpi, da ruote, d'azzalini, schiopettari, archibugiari armaioli, incassatori, mercanti d'armi e inventori. Vi basta? A me sì. E avanza anche. Un libro che già vederlo "in costruzione" mi ha fatto venire spontaneo parafrasare I'incipit di un testo sacro -per carità senza scadere nella blasfemia che oggi è tanto di moda- "In principio fu il Malatesta": era il 1939. Da quel Malatesta, di cui qualche anno fa curai la riedizione anastatica, siamo passati tutti noi appassionati nati a cavallo del secondo conflitto mondiale. Era un libro di non grande respiro ma pieno di illustrazioni che lo rendevano accattivante, interessante: ci pareva il massimo del sapere. Poi nel 1958 apparve in Italia lo Stakel, massiccio, denso di nomi, di marche, di testo però ahimè in danese. Gli fece seguito nel 1978 il "Der Newe Stakel", in tedesco, quindi di difficile accesso. Tuttavia era l'opera più vasta esistente sugli "armieri" europei. Ora, senza dimenticare il Gaibi, l'importante lavoro di Nolfo di Carpegna sugli armaioli bresciani (in inglese) e altri ancora che lo hanno preceduto e seguito in settori più limitati, ecco l'imponente neonato di Bruno Barbiroli: il lavoro di una vita. Bruno, infatti, ha avuto il coraggio e la forza di catalogare tutti nomi degli artigiani italiani specializzati nella produzione delle parti che costituiscono un'arma da fuoco, reperiti in elenchi e repertori presenti in opere dedicate all'archibugeria italiana, tutti quelli incontrati nei libri, articoli, cataloghi d'asta ordinandoli in ordine alfabetico affiancandoli con tutte le notizie che riusciva a trovare. Talvolta aveva solo un nome, ma non per questo lo scartava: l'accantonava in attesa di trovare qualche documento, qualche parola, una data, un accenno che quel nome potesse dare qualche consistenza, che fosse conferma della sua esistenza. Ci vuole un minimo di pratica su ciò che vuol dire ricerca; altrimenti non si può capire a pieno la fatica, la profondità, l'importanza di quello che qualcuno potrebbe definire con sufficienza una semplice "collazione". "Te la do io la collazione" direbbe Beppe Grillo (il comico)! Sfogliandolo ancora in lavorazione ho scoperto notizie, date, nomi che avevo cercato senza risultato. E sì che ne ho consumati di libri da quando, al liceo, m'esplose la malattia del tarlo! Non voglio dire altro, solo quello che ho detto all'autore davanti all'ultimo giro di bozze: "Bruno hai fatto davvero un grosso lavoro". Ed è davvero un'opera imponente, che mancava, utilissima, preceduta da un capitolo che mostra in foto i principali meccanismi di accensione dalla miccia alla percussione; arricchita da un gran numero di note ed ingentilita da una sequenza di piccole incisioni tratte da antichi testi che danno al volume eleganza e raffinatezza. Credo che per un pezzo non vedremo un'altra opera simile. Concludendo, potrei dire, per fare un paragone che chiarisca meglio le idee ai lettori, che siamo di fronte ad un nuovo Stakel tutto italiano: ciò può rendere l'idea generale dell'opera ma sarebbe un paragone stonato per quello che da domani, nel nostro mondo, tutti chiameranno semplicemente "il Barbiroli". E non sto per niente scherzando.

Cesare Calamandrei

Al servizio di Sua Maestà

Un secolo di revolver militari britannici – 1854/1957

Loriano Franceschini
Ermanno Albertelli Editore
Tuttostoria, 2011
241 pagine

Sfogliando questa pubblicazione di Loriano Franceschini ci si rende subito conto di trovarsi di fronte a uno di quegli strumenti informativi di grande utilità per gli appassionati di storia delle armi e soprattutto per i collezionisti, in primis quelli –sicuramente dal palato fine– delle ordinanze britanniche. L’autore, infatti, tratteggia con notizie precise e documentate (almeno così traspare dalla struttura epositiva, ricca di citazioni e di aneddoti) una storia completa dei revolver d’ordinanza al “servizio di Sua Maestà”, dalla Colt Navy “London” adottata nel 1854, in piena Guerra di Crimea, alla Webley MK IV, tardivo ma efficiente frutto della predilezione albionica per le armi a rotazione, che fu definitivamente sostituita dalle Browning semiautomatiche solo nel 1967.
È una narrazione che si snoda nel tempo attraverso vari capitoli, corrispondenti ciascuno a un momento storico cruciale per gli armamenti, dalla ricordata Guerra di Crimea ai due conflitti mondiali fino agli anni Cinquanta, mentre i capitoli finali sono dedicati ai revolver per la polizia, al munizionamento, agli accessori, ai marchi e punzoni. Evitando la schematicità di un’impostazione per schede per ogni singolo modello (ci sono solo delle brevi schede riassuntive in appendice), utile forse per una veloce ricerca di dati tecnici e dettagli collezioni-stici, ma indubbiamente un po’ arida, l’Autore preferisce chiedere al lettore un piccolo sforzo di lettura “estesa”, guidandolo in un percorso che illustra l’evoluzione di tali ordinanze.
Si tratta di un vero e proprio racconto, reso avvincente e comprensibile dalla ricchezza di citazioni relative alle specifiche richieste degli organi militari e governativi responsabili della selezione degli armamenti, alle procedure burocratiche per l’ adozione di nuovi modelli (che talvolta nella loro rigidità ebbero il sopravvento sulle reali esigenze operative), alle osservazioni (spesso lamentele) dei reparti che li avevano avuti in prova o in dotazione, alle vicende progettuali e produttive delle aziende coinvolte nella loro produzione. La funzione di riferimento per una consultazione “veloce” viene svolta da un ottimo apparato illustrativo, fondato su una discreta qualità delle immagini ma soprattutto su efficaci didascalie descrittive, che ci offrono un valido aiuto, ad esempio, per districarci nel labirinto di mark e asterischi, Broad Arrow e cifre reali, così caratteristico, fin dal XVIII secolo, della simbologia classificatoria cara all’ultra-tradizionalista apparato militare britannico. Non mancano, inoltre, diverse foto d’epoca, che testimoniano l’uso sul campo degli oggetti descritti, collocandoli nel contesto storico evocato dalle immagini. Lascio a più fini conoscitori dell’argomento specifico eventuali rilievi su possibili errori o inesattezze del testo, limitandomi a sottolineare che l’accurata descrizione delle fonti lascia presumere una ricerca seria e ben documentata, che garantisce la validità di questa pubblicazione quale utile manuale di riferimento, oltre che piacevole lettura, per i cultori della materia.

B. Lavarone

Enciclopedia dei pugnali italiani

DEL PUGNALE IL FIERO LAMPO
Enciclopedia dei pugnali italiani militari 1915-2010 e politici 1920-1945

Cesare Calamandrei
Ermanno Albertelli Editore
Tuttostoria

L’arma più semplice e più antica: il pugnale -con il suo omologo, il coltello– ha accompagnato l’uomo attraverso i millenni mutando, sì, forma e materiali ma restando costretto entro precisi limiti: un manico, una lama a uno o due fili, una punta.

Praticamente scomparso per uso militare con il XVII secolo, riappare in forme umili ma efficaci due secoli dopo, con il primo conflitto mondiale in cui, mutate drasticamente le concezioni di combattimento ancora ottocentesche, trova ampia applicazione nelle nuove regole imposte dalla guerra di posizione. Da qui il vasto lavoro dell’Autore, non nuovo alla trattazione di argomenti così vasti e particolari (“Storia dell’arma bianca italiana” “Baionette italiane” “Meccanismi di accensione”, editi dall’Ed.Olimpia) alleggerita e resa interessante da notazioni tecniche, aneddoti, riferimenti storici generali o particolari. Tre anni di lavoro intenso per realizzare, senza volerlo, un’enciclopedia, un po’ come accaduto per i titoli citati, grazie anche ai contatti con collezionisti italiani e stranieri che gli hanno inviato, spesso con entusiasmo, foto, disegni, misure, notizie. Da qualche migliaio di immagini, con un difficile lavoro di selezione e spesso di identificazione, non sempre raggiunta, è scaturito questo volume che sorprenderà anche vari collezionisti preparati. E’, comunque, la prima, unica “galleria” di immagini sull’argomento, comprendente prototipi, pre-serie, sperimentali, e tanto altro. Le immagini, fa notare l’Autore, provenienti da tante fonti diverse, non sono eccellenti ma ugualmente ben “ leggibili” e utili agli interessati. Il primo settore, dopo l’ampia parte introduttiva, esamina gli esemplari militari usati in Italia tra il 1915 e l’autunno 2010, da arditi, paracadutisti, Corpi speciali di terra, di mare, di cielo dalle guerre del secolo scorso, fino alle attuali missioni di pace; gli spadini di Accademie Istituti militari. Una curiosità: nei documenti militari il pugnale non esiste: un’eccezione quello del 1960 e qualcosa per le Accademie. Per il secondo settore, quello politico assai più complesso, l’Autore si è avvalso della collaborazione di Alessandro Raspagni, uno dei più noti, con Ivo Corradini, collezionisti italiani di alto livello, che gli ha portato fino a casa il suo intero archivio fotografico e documentale: l’esistenza, infatti, di una miriade di tipologie non regolamentari e non regolamentate non era facile da affrontare in “solitaria”. L’Autore afferma che “Non si può sapere tutto. Questa raccolta di immagini e notizie pur ampia non pretende affatto di essere esaustiva”. A tutte le tipologie ufficiali dal 1923 al 39 infatti, usate dai membri del P.N.F. attraverso le guerre d’Africa (dalla riconquista della Libia all’abbandono della Tunisia), la Guerra di Spagna, la seconda guerra mondiale, la R.S.I. e la contemporanea guerra civile, si somma infatti una congerie di versioni e modelli quasi infinita. Il terzo settore è dedicato a pendagli, dragone, scritte, tagliacarte, pugnali d’Onore, repliche, una carrellata di falsi realizzati sia in Italia che all’estero. Fino all’attuale, inevitabile arrivo delle copie cinesi. Una notazione di carattere generale si avverte per alcuni argomenti, la mancanza del –costoso- colore.
Complessivamente le illustrazioni superano le 1700 distribuite su 655 pagine

G. Fabbri